
A contribuire pesantemente agli elevati livelli di radicali liberi che si riscontrano nei pazienti è una carenza cronica di anti-ossidanti causata da un’alimentazione sempre più povera e artificiale.
Questo secondo i ricercatori indica un vero e proprio rallentamento della progressione della malattia. Recentemente altri ricercatori hanno individuato alcune componenti del melograno che sembrano capaci di inibire il movimento delle cellule cancerogene e di indebolire i loro segnali chimici, elementi che sono alla base della capacità del tumore di generare metastasi per esempio all’osso.
Con questo non si vuole sostenere che il melograno è una cura per il tumore prostatico ma che un elevato stress ossidativo non diagnosticato ne tanto meno corretto dagli approcci oncologici standard, contribuisce all’evoluzione della malattia tumorale.
In altre parole l’oncologia attuale si concentra correttamente sulla riduzione della massa tumorale ma non interviene sul terreno biologico che l’ha prodotta. Per questo si osserva un’incidenza ancora drammaticamente elevata di recidive.
E’ un pò come se un contadino che vede crescere molte piante malate si limitasse ad estirparle senza effettuare una vera e propria bonifica del terreno che le ha generate. In tutti i rami della medicina, una buona terapia deve quindi non solo estirpare la pianta malata ma anche correggere il terreno biologico.
Oggi è possibile measure levels of oxidative stress with specific laboratory tests that allow then to the doctor to prescribe anti-oxidants as indicated.
SOURCE: informasalus.it
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